Capitolo Cinque. La risposta epistemica alla crisi. Descartes.
Introduzione.
Con le guerre di religione, le scoperte geografiche e la
rivoluzione scientifica tutta la concezione antica del ksmos, in
particolare l'unione di fisica e metafisica, era entrata in una
crisi irreversibile. In questo contesto Descartes s'impegn a
rifondare l'unit del sapere, per evitare che il moltiplicarsi
degli ambiti della ricerca portasse ad una frammentazione dello
stesso e quindi nel caos e nello scetticismo, dopo che i vecchi
punti di riferimento erano andati in crisi. In qualche modo
l'esigenza di un "nuovo Aristotele" trov in Descartes la risposta
pi adeguata, perch egli riusc a dare una giustificazione
metafisica della fisica e del sapere in generale.
Colui che coinvolse il nostro filosofo in quest'impresa fu il
padre Marino Mersenne, che gli aveva chiesto d'impegnarsi nella
lotta contro i libertini in nome della fiducia nelle capacit
della ragione di sconfiggere lo scetticismo e di giungere alla
verit. Descartes inizi con l'utilizzare la tecnica del dubbio
iperbolico, che era gi stata usata anche nell'antichit (si
tratta di radicalizzare lo scetticismo per metterne in evidenza le
contraddizioni). Di questa tecnica si era avvalso anche Agostino
(vedi Quaderno primo/6, Capitolo Undici, letture 19 e seguente),
il quale aveva mostrato che, per quanto il filosofo dubiti su
tutto, non pu negare la certezza di se stesso dubitante, quindi
pensante.
Come Agostino, anche Descartes usc dal dubbio (che non a caso
viene definito metodico) attraverso la certezza dell'esistenza del
soggetto dubitante. Come Agostino, anche Descartes fece emergere
da questa prima certezza tutta una serie di elementi fondamentali.
Ma mentre Agostino, superato il dubbio, dirigeva poi  il pensiero
verso il suo fondamento ontologico, Descartes si trov sospinto
verso un radicale soggettivismo, che il pensiero moderno non sar
pi capace di superare.
Cerchiamo di chiarire questo punto fondamentale. La filosofia era
nata con l'intento di comprendere la totalit del reale, l'
essere in quanto essere, con l'uso esclusivo della ragione. L'
essere a sua volta era concepito come "tutto ci che si mostra" e
quindi esso era il sommamente evidente al di l di qualsiasi
dubbio. Il risultato maggiore dell'attivit della ragione in campo
filosofico era stato l'elaborazione di una metafisica, come
scienza dell' essere in quanto essere e delle cause prime 
(quando per scienza si deve intendere una conoscenza con pretese
epistemiche), che aveva dato come risultato l'immagine di un
kosmos ben ordinato, un ordo entis in cui ogni cosa trovava la sua
precisa collocazione. Per questo il filosofo pi autorevole
dell'antichit, il maestro di color che sanno, era stato
Aristotele, ed in parte lo era ancora ai tempi della svolta
cartesiana.
Nella metafisica aristotelica il primato della verit (come dato
oggettivo) sulla certezza (come elemento soggettivo, derivato) era
fondato sul primato dell' essere sulla conoscenza. Con Descartes
assistiamo ad un capovolgimento di questo rapporto
verit-certezza. Nel confronto con gli scettici egli aveva
elaborato l'ipotesi del dubbio iperbolico e quella del genio
maligno, utilizzando i quali aveva scoperto che l'unico elemento
su cui non  possibile dubitare, l'unica "fortezza inespugnabile"
agli attacchi del pensiero scettico era l' ego cogitans. L' essere
invece era rimasto oggetto di dubbio; ed il dubbio era stato poi
risolto con l'aiuto dell'ipotesi-Dio, a sua volta sempre fondata
sull' ego cogitans. Quindi esso non poteva pi essere il
fondamento della verit in quanto era diventato un prodotto della
nostra mente. Alla certezza soggettiva (il modo con cui il
soggetto presume di essere arrivato alla verit) non corrispondeva
pi necessariamente una verit oggettiva, la quale anzi cominci
ad allontanarsi inesorabilmente dalla ricerca filosofica e la
distinzione cartesiana fra qualit primarie e secondarie ne  gi
un chiaro sintomo. .
Il filosofo francese si rese subito conto del pericolo di
soggettivismo insito nella sua metafisica e corse ai ripari
affermando che  possibile per la conoscenza di una realt fuori
di noi di essere "vera e certa scienza" per il fatto che Dio
esiste ed  garante del fatto che non siamo ingannati. Sulla
dimostrazione dell'esistenza di Dio, che garantisce le idee chiare
e distinte, sui princpi della matematica e della geometria e sul
metodo scientifico egli fond un sapere epistemico alternativo
allo scetticismo ed una nuova metafisica. Ma le sue dimostrazioni
razionali dell'esistenza di Dio venivano a dipendere ancora una
volta dall' ego cogitans, che al contrario mediante l'espediente
del dubbio iperbolico e la rifondazione del sapere partendo dal
cogito si era ormai reso del tutto autosufficiente. Per questo
forse quelle prove cartesiane sull'esistenza di Dio risultarono
cos inutili per la maggior parte dei filosofi che vennero in
seguito.
A questo punto per  bene ricordare che, al contrario della
situazione  in cui si era venuto a trovare Agostino, la novit del
soggettivismo cartesiano sorse in un momento di crisi epocale
nella quale era coinvolto direttamente anche il cristianesimo. I
libertini erano partiti con il mettere in evidenza il rapporto fra
la religione cristiana e le guerre che avevano insanguinato la
Francia e l'Europa. Siccome poi i cristiani avevano affermato di
combattere in nome di Dio, i libertini rivolsero a Dio stesso
l'accusa di essere il responsabile di quelle guerre. Sviluppando
questo pensiero, essi avevano poi messo in relazione Dio con il
problema dell'origine del male: se Dio aveva creato il mondo era
responsabile anche del male in esso presente.
Descartes s'impegn nella difesa di Dio, quella che con Leibniz
sar poi chiamata teodicea (confronta manuale, pagina 238). A
questo proposito egli si peritava di sottolineare quanto la natura
umana fosse buona. Secondo il filosofo francese anche la ragione,
nella sua integrit e purezza, e la volont, nel suo essere
costantemente rivolta verso il bene, dovevano essere considerati
due straordinari doni di Dio (confronta la quarta delle
Meditazioni metafisiche). Il problema dell'errore (e quindi del
male) nasceva solo dal difficile rapporto fra queste due facolt
umane: Donde nascono allora i miei errori? Precisamente da ci
solo, che la volont, estendendosi pi ampiamente dell'intelletto,
io non la contengo entro i medesimi limiti, ma la estendo anche a
quelle cose che non intendo, alle quali essendo indifferente, essa
facilmente si allontana dal vero e dal bene, e cos io m'inganno e
pecco. La difesa di Dio portava Descartes ad una allettante, ma
pericolosa sottovalutazione del male, a smarrire la componente
antipelagiana (importanza del peccato originale, della presenza
del male nell'uomo e della necessit della grazia), che invece era
ben presente in Agostino. Dagli scritti di Descartes emerge
piuttosto la fiducia in una natura umana pressoch integra, con
una ragione "pura", non depotenziata e quindi in grado di guidare
l'uomo senza commettere errori.
La sottovalutazione del problema del male in Descartes aveva anche
un'altra origine. Allora era molto forte in campo cattolico la
polemica con il protestantesimo, che invece accentuava la presenza
del male nell'uomo dopo il peccato originale. L'antipelagianesimo
dei protestanti, di origine agostiniana, era portato fino alle
conseguenze pi estreme (vedi Quaderno secondo/1, Capitolo Uno, il
dibattito fra Erasmo e Lutero sul libero arbitrio). La valutazione
pessimistica che i protestanti facevano delle possibilit della
ragione di conoscere la verit era molto simile a quella degli
scettici, almeno nella pars destruens. Al problema venivano poi
date soluzioni diverse: i libertini accettavano la conclusione
scettica, i protestanti invitavano a fare il salto nella fede.
Dall'altra parte prima cattolici venivano sospinti verso posizioni
semipelagiane, se non nella forma almeno nello spirito, proprio
dalla polemica con i protestanti. Un esempio del clima dell'epoca
pu essere considerato il molinismo. I padri gesuiti, che
gestivano le migliori scuole del continente, avevano accolto
l'insegnamento del loro confratello Luis de Molina, teologo fra i
pi noti dell'epoca ed esponente di una dottrina sulla grazia
molto complessa. Cerchiamo di riassumerla utilizzando le parole di
Pascal: ...riguardo alla grazia sufficiente... i Gesuiti
pretendono che ci sia una grazia data generalmente a tutti,
soggetta al libero arbitrio in guisa che esso la rende a sua
scelta efficace o inefficace, senza nessun altro ausilio di Dio e
senza che dalla parte sua nulla manchi per agire effettivamente:
ragion per la quale  essi la chiamano "sufficiente" perch basta
da sola per agire (Provinciali, secondo). In altre parole,
secondo i molinisti Dio concede a tutti gli uomini gli aiuti
necessari per salvarsi (grazia sufficiente), che tale grazia
divenga poi efficace dipende solo dalla volont umana, dalla
libert dell'uomo prevista e accettata da Dio fin dall'eternit.
Pur non arrivando ad affermare una natura integra nell'uomo, che
sarebbe stata una chiara adesione al pelagianesimo, il molinismo
tendeva a sorvolare sulla dottrina della natura lapsa e a
mantenere la fiducia nella possibilit della ragione di essere un
valido strumento per giungere alla verit o per lo meno per
avvicinarsi ad essa. Cos questa dottrina, nata in ambito
teologico, veniva a trovarsi in sintonia con chi aveva ingaggiato
la lotta per la ragione contro lo scetticismo.
Che Descartes fosse stato condizionato da questi fattori era
opinione diffusa fra i giansenisti, avversari dei gesuiti, i quali
si ispiravano all'opera di Giansenio Augustinus. Pur rimanendo
all'interno del cattolicesimo, essi si rifacevano ad un
agostinismo piuttosto radicale e riproponevano la questione del
peccato originale e della grazia al centro del dibattito
teologico. Fra i seguaci di Giansenio vi era anche Pascal, le cui
critiche a Descartes sono espresse nei Pensieri.
Pur non essendosi mai schierato apertamente per il molinismo,
Descartes, che era stato allievo dei gesuiti nel famoso collegio
di La Flche, aveva ingaggiato la lotta contro i libertini in nome
del cattolicesimo, della ragione e della scienza. In particolare
il successo del metodo scientifico gli aveva dato una grande
fiducia. Nel suo impegno polemico egli aveva poi sviluppato un
rigido schema razionalismo-scetticismo senza posizioni intermedie.
Con Descartes la filosofia inizia un altro periodo della sua
avventura nella storia umana. Affascinati dallo straordinario
successo del sapere scientifico, i filosofi cercarono in tutti i
modi di imitarne il metodo. Descartes stesso  un esempio di
quanto il problema del metodo era divenuto quasi un'ossessione per
i filosofi di quell'epoca. Se dandosi un metodo la scienza era
arrivata alla verit ultima nel campo della "filosofia naturale",
cio alle essenze, anche la filosofia, seguendo la stessa strada
(agganciarsi fortemente all'esperienza sensibile, cercare di
arrivare all'evidenza, curare al massimo la correttezza del
procedimento deduttivo, ispirandosi a quello della matematica e
della geometria) poteva sperare di raggiungere ci che Descartes
chiama la mathesis universalis. Come nel Medio Evo la cultura
delle scuole aveva posto al centro del conoscere la reductio
artium ad theologiam, cos all'inizio dell'epoca moderna Descartes
propose una reductio artium ad scientiam.
La proposta cartesiana di una rifondazione epistemica del sapere
utilizzando un metodo il pi possibile simile a quello della
scienza riemp d'entusiasmo il mondo dei filosofi, mentre il
pensiero scettico s'inaridiva in breve tempo fino a scomparire. Si
tratt di una vittoria schiacciante, i cui risultati si sono
prolungati per tutto il periodo della modernit. Anche la
filosofia di Hume, che come  noto giunse a proporre lo
scetticismo, nonostante la forza teoretica con cui essa venne
presentata, ebbe scarso seguito.
Fra le conseguenze negative ci fu un appiattimento generalizzato
della filosofia sulla ragione epistemica, si accentu il complesso
d'inferiorit verso la scienza e contemporaneamente prevalse un
senso di superiorit, per non dire di disprezzo, verso altre forme
di sapere come l'arte, la poesia, il mito, per le quali la
filosofia nel passato aveva invece avuto attenzione e rispetto.
Concludiamo osservando che il fatto che oggi assistiamo ad un
forte ritorno dello scetticismo (ad esempio con  la proposta del
pensiero debole) e ad un grande interesse per altre forme di
conoscenza, in particolare per il mito, ci suggerisce che ormai
stiamo uscendo dalla modernit e stiamo entrando in un'epoca che
per adesso siamo solo in grado di definire in negativo, come non-
pi-moderna, come postmoderna.
